Un biglietto di sola andata…

Un biglietto di sola andata…..

16 aprile 2026……

Caro diario, sono passati 10 anni dall’ultima volta che ti ho confidato i miei pensieri e da quel giorno sono cambiate molte cose.

Mi sono sposata e ho due figli, inoltre mi sono laureata in psicologia e attualmente lavoro in una scuola elementare come psicologa e sai, sentendo le storie degli altri ragazzi, mi vengono in mente le difficoltà che come loro anche io ho dovuto affrontare.

Ti ricordi il primo giorno che siamo diventati amici? Quello è stato anche il primo giorno che, partiti dalla Macedonia, siamo arrivati in Italia e da lì cosi è iniziato il nostro viaggio.

Mi ricordo perfettamente la sera della partenza… io che ero disposta perfino ad entrare in valigia pur di partire e mio padre che gridava: ” Enise non ti puoi nascondere lì ! ”

Ero una bambina di soli tre anni ma già allora dentro di me c’era una tempesta di emozioni: da una parte ero la bambina che non vedeva l’ora di partire e andarsene, ma dall’altra, con lo scorrere delle ore, ero diventata quella che già cominciava a sentire la nostalgia del proprio paese, del resto della propria famiglia e dei propri amici.

Nonostante questa mancanza insieme a te ho superato molti ostacoli riuscendo ad ambientarmi in nuova realtà.

Il primo giorno di scuola elementare subito, tornata a casa, ti ho raccontato quello che era successo. Mi trovavo in un nuovo ambiente con una nuova lingua e persone che non conoscevo. Quello che più mi ha colpito di quel giorno è stato vedere gli altri bambini che piangevano perché volevano andare via con i loro genitori e io, con uno sguardo stupito, mi chiedevo perché piangessero: nonostante non avessi in quel giorno cosi importante i miei genitori vicino a me, io non mi sentivo di piangere; loro erano a lavorare, e questo era bene!

E poi ti ricordi quanto ero entusiasta e così felice ogni volta che arrivava l’estate? il momento di tornare a casa, in Macedonia, ero così impaziente che addirittura preparavo le valigie un mese prima della partenza. E come dimenticare tutto quel l’insieme di emozioni e sensazioni che provavo quando rivedevo la bandiera del mio paese sventolare al confine, la mia famiglia tutta riunita per noi e i miei amici che con un pallone in mano mi aspettavano in mezzo alla strada pronti a giocare e a passare un’estate indimenticabile?

Già da allora avevo capito che la Macedonia era il posto in cui volevo stare, il posto giusto per me, ma, probabilmente, non per il mio futuro prossimo.

Tutto questo in parte l’ho capito quando, alle medie, ho conosciuto Adriana, una ragazza rumena che frequentava la mia stessa scuola. Infatti più conoscevo lei e la sua storia e più mi rendevo conto di quanto le nostre storie e i nostri desideri fossero diversi ma anche simili. Adriana era arrivata in Italia all’età di quattordici anni e, nonostante io fossi arrivata da più tempo, lei lì, in quel posto si era integrata del tutto: ormai l’Italia era diventata la sua casa, il suo paese, mentre per me era soltanto una casa fisica e non affettiva nella quale veramente avrei voluto stare.

Ma anche lei come me e come tutte le altre persone, che lasciano il proprio paese e arrivano in un altro di cui non conoscono nulla, aveva dovuto affrontare varie difficoltà prima di ambientarsi del tutto. Mi è rimasta impressa l’agitazione con la quale lei mi raccontava il suo primo giorno di scuola in Italia, descrivendolo come uno dei giorni più difficili della sua vita. Non conoscendo né la lingua, né le persone che la circondavano, era rimasta sconvolta nel momento in cui la professoressa le aveva consegnato un test d’ingresso da svolgere. Presa dal panico era arrivata al punto di piangere, fino a quando non ha conosciuto un ragazzo della sua classe, anche lui rumeno, che l’ha aiutata a capire la situazione in cui si trovava.

Ciò che ci accomunava con Adriana era il fatto che, in quanto immigrate, entrambe non avevamo mai dovuto affrontare episodi discriminatori e per questo ci ritenevamo molto fortunate, fortunate di stare con persone che non ci avevano mai fatto sentire diverse.

Ora mio caro diario rimarrai sconvolto quando ti dirò che Adriana dopo aver finito il liceo è tornata in Romania e fa l’avvocato, sì proprio lei, la ragazza che non riusciva nemmeno a immaginare di dover lasciare l’Italia per tornare nel suo paese e invece io, la ragazza che non vedeva l’ora di finire la scuola per poter tornare nel suo caro paese, sono rimasta in Italia e ormai mi sono fatta una vita qui, sì proprio io. Tutto questo sicuramente non è successo perché io l’ho voluto, ma sai a volte la vita ci mette a dura prova e siamo costretti a prendere delle decisioni anche contro il nostro volere e contro i nostri sogni. Ma di certo non smetterò mai di sognare, non smetterò mai di essere la ragazza che vuole tornare in Macedonia, e ti prometto che un giorno questo mio sogno finalmente diventerà realtà.

È stato così bello poter parlare di nuovo della mia vita insieme a te, ma ora è arrivato il momento di mettere da parte il passato, tornare alla realtà e pensare al presente, ma tu caro diario rimarrai un ricordo indimenticabile che porterò per sempre con me. La prossima volta che ci rivedremo sarà soltanto quando, come promesso, finalmente il mio grande sogno diventerà realtà.

Fino ad allora, arrivederci mio caro amico.

Classe 4 A Liceo delle Scienze Umane.

Istituto Magistrale Camillo Finocchiaro Aprile

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