Resoconto incontro gruppo migrazioni e sviluppo Focsiv 8 Maggio 2015

 

Lavorare con i migranti e le loro associazioni per il co-sviluppo

IPSIA e CEFA hanno condiviso le loro esperienze. Il lavoro di cooperazione con i migranti è un processo che ha oramai una decina d’anni, e che ha portato all’emersione, formalizzazione, e capacitazione di numerose associazioni di migranti. Utili a questo fine sono stati programmi e bandi come quello del Comune di Milano che ha sostenuto il processo con standard adeguati alle associazioni dei migranti. Meno azzeccato invece l’approccio della Regione Emilia Romagna che non ha differenziato i bandi e non ha previsto un processo di accompagnamento.

Le associazioni sono articolate, alcune si impegnano in un percorso di professionalizzazione, altre sono ancorate al volontariato; alcune hanno uno spettro di attività ampio, altre sono legate a interessi particolari di comunità. Le prime assumono un ruolo di collaboratrici attive nella progettazione e nell’aprire nuovi ponti verso le comunità locali con le ONG, le seconde sono interessate a operazioni più puntuali nei villaggi di origine.

Sono comunque ancora poche le associazioni di migranti che hanno acquisito un vero empowerment. Tra queste quelle più importanti sono quelle miste. Diverse associazioni di migranti sono frustrate dalla difficoltà di gestire progetti e di avere accesso a fondi.

Opportunità interessanti sono nate con associazioni di giovani studenti immigrati, associazioni della seconda generazione, così come con singoli migranti con competenze particolari.

Sulla questione delle rimesse e dell’imprenditoria vi è molta retorica ma poca operatività di successo. Sulle rimesse individuali/famigliari vi sono esperienze di appoggio all’investimento in piccole unità produttive; sulle rimesse collettive vi sono casi di investimento in piccole iniziative sociali per le comunità locali. Il collegamento tra rimesse e microcredito è ancora sperimentale.

Da approfondire è la questione del ruolo delle associazioni di migranti con competenze specifiche per l’integrazione, come i mediatori culturali e per l’empowerment delle donne, un ruolo da rafforzare e riconoscere.

Con la nuova legge italiana sulla cooperazione internazionale vi è una apertura al ruolo dei migranti e alle iniziative di co-sviluppo. A questo proposito Focsiv potrebbe contribuire con alcune indicazioni per le linee guida sul co-sviluppo e la programmazione del MAECI, sullo scorta delle esperienze fatte, di una visione condivisa e di alcune questioni critiche, come quella sui paesi prioritari che poco corrispondono ai flussi migratori, e sull’esigenza di avere un approccio di medio periodo per sostenere l’empowerment dell’associazionismo migrante. Si potrebbero scrivere due pagine di proposta per settembre/ottobre.

 

Emergenza sbarchi e accoglienza

MOCI è coinvolto nel coordinamento diocesano “EMERGENZA MIGRANTI”, accreditato presso la prefettura di Reggio Calabria, partecipa al tavolo di crisi per organizzare le operazioni di sbarco. Il coordinamento coinvolge 80 volontari per seguire le operazioni di sbarco, assicurando una assistenza attenta alla persona umana, curando l’aspetto relazionale e l’attenzione ai gruppi vulnerabili, donne e bambini; a fianco delle forze di polizia, della protezione civile, degli operatori sanitari.

E’ l’unico caso a livello nazionale dove le associazioni di volontariato possono partecipare all’accoglienza dei migranti durante gli sbarchi e al Tavolo di crisi. Negli altri porti sono accreditati  a partecipare alle operazioni di sbarco UNHCR, OIM e Save the Children con il progetto presidio.

Si tratta di una buona pratica da replicare in altri contesti, ad esempio in Sicilia.

Il problema vero è l’accoglienza dopo lo sbarco. È stato creato un sistema di accoglienza parallelo a quello ufficiale che ha fatto proliferare la nascita di centri di accoglienza temporanei nati in risposta a  bandi di gara al ribasso delle Prefetture locali che hanno creato un sistema frammentato e carente di servizi adeguati. I centri sono sempre più gestiti da operatori interessati e incompetenti, tutto ciò porta allo spreco di risorse pubbliche e alla mancanza di servizi necessari e adeguati per i migranti. Un sistema che non responsabilizza e non rende autonomi. L’unica alternativa è la creazione di un sistema di accoglienza non improntato sull’emergenza, ma sull’assunto che le migrazioni siano un fenomeno strutturale dell’odierna società con dei picchi ciclici che dipendono da fattori socio-economici, politici, climatici. Un sistema adeguato sia a livello qualitativo che quantitativo che favorisca un accompagnamento alla reale autonomia dei migranti. Il modello a cui attingere potrebbe essere quello del sistema SPRAR che però ha difficoltà di ampliamento e di mantenimento di alti standard di qualità.  Bisogna: coinvolgere gli enti pubblici (comuni e province) ad aderire alla rete SPRAR, e sostenere i soggetti del privato sociale, già impegnati nella rete, a formare nuovi soggetti all’accoglienza.

A ciò si aggiunga che diverse commissioni territoriali funzionano male e senza programmazione. Manca quindi una condivisione con i comuni e il territorio riguardo la distribuzione dei richiedenti asilo, originando conflitti e rifiuti.

Altre iniziative sono in fase di lancio: la Caritas Italia con un programma di accoglienza famigliare, l’UNCHR con il progetto angeli per i rifugiati, … occorrerebbe saperne di più. Comunque si pone un problema di formazione e monitoraggio per una rete diffusa di accoglienza.

La nuova agenda europea sulle migrazioni ha aperto alla ricollocazione dei migranti nei paesi europei dall’Italia e dalla Grecia, ma a condizione che questi paesi presentino una roadmap per il sistema asilo. Se a fine Giugno il Consiglio europeo deciderà a favore del piano di ricollocazione allora l’Italia, il Ministero degli interni, avrà un mese di tempo per presentare la roadmap. Si apre quindi l’opportunità di chiedere al Ministero la creazione di un sistema diffuso e partecipato, con standard di qualità e processi di formazione e monitoraggio. Queste richieste potrebbero essere condivise con Caritas, Fondazione Migrantes e Centri Astalli nelle prossime settimane.

 

Famiglie migranti, minori non accompagnati, donne e scuola.

Progettomondo Mlal, Vides, CVM e Prodocs hanno presentato le le loro esperienze. Il Mlal ha posto diverse questioni relativamente alla famiglia migrante: la loro frammentazione tra diversi poli, la dinamicità della loro mobilità a seconda delle opportunità che si aprono o delle crisi che fanno ripensare il progetto migratorio dei diversi membri (“andate e ritorni in diversi paesi con una visione aperta al tempo e allo spazio”), la dipendenza delle scelte migratorie di uomini, donne e bambini, a seconda del contesto e delle fasi temporali (“il contesto può più del progetto”, e quindi la necessità di modificare le progettazioni in itinere per adattarsi ai cambiamenti), l’esistenza di vuoti legislativi “qui e là” rispetto alle esigenze di mobilità dei diversi membri della famiglia, la necessità di appoggiare scelte migratorie consapevoli e responsabili, di creare una rete di supporto transnazionale per la tutela dei diritti della famiglia, di sostenere nuove politiche di accoglienza e integrazione in paesi come il Marocco o la Tunisia.

A proposito dei minori si sottolinea come la loro migrazione faccia parte di un progetto famigliare, e come siano pochi i minori che effettivamente sono abbandonati; i minori non accompagnati hanno una tutela che funziona e sono “iperprotetti” fino al 18 anno di età, poi si apre un buco nero.

Si osserva inoltre la marginalità del ruolo delle donne specialmente nel caso delle nazionalità musulmane mediterranee, la dipendenza di queste donne e la necessità di pensare a percorsi di empowerment su “bisogni e desideri”, la crescente ghettizzazione di queste famiglie in periferie già svantaggiate, la necessità di “abitare le distanze”, all’interno della stessa famiglia e con il territorio, anche con riferimento alla popolazione rom. Vides ha scelto di scommettere sulle donne, sul loro desiderio di riconoscimento, di acquisizione di competenze, e di relativa autonomia. Per questo sono stati creati degli spazi di incontro e dei percorsi di dialogo, formazione e lavoro in comune. Spazi non formalizzati dove le donne si sentono più libere, scambiando con equipe multi professionali, sviluppando capacità di rapportarsi con le istituzioni, la scuola, i propri figli. Si cerca di creare un “welfare generativo”, con modalità di auto-aiuto, di scambio materiale e immateriale, con lavori accessori. D’altra parte si riscontra la crescente debolezza delle istituzioni per effetto della crisi, la riduzione della capacità di sostenere i servizi di prossimità, l’adozione di procedure per bandi che trattano i servizi sociali come se fossero opere edili. L’importanza di conseguenza di un lavoro di rete capace di moltiplicare gli spazi e le esperienze di sostegno all’empowerment, lavorando con università e mondo del volontariato, unendosi per chiedere risorse. A questo proposito possono essere utili diverse competenze come ad esempio quelle di Medicu Mundi in campo di medicina delle migrazioni. E’ stata avanza la proposta di creare una banca dati delle competenze dei soci Focsiv.

CVM e Prodocs da diversi anni sono impegnate assieme ad altre ONG Focsiv e non, in un percorso di revisione dei curricula scolastici per rendere strutturale l’educazione alla cittadinanza mondiale e all’intercultura. Attraverso diversi progetti e la costituzione della piattaforma sull’educazione allo sviluppo, si è sviluppata una conoscenza a una proposta pedagogica e didattica che ha avuto riconoscimento istituzionale dal MIUR, nella rete dei centri interculturali. D’altra parte il mondo scolastico è in profonda sofferenza, si sono perse modalità di lavoro e organicità, mentre ci si concentra sempre di più sull’emergenza. L’esigenza di lavorare di più sul rapporto tra educazione formale ed informale cresce, cercando spazi di comunicazione tra scuola e ong attraverso laboratori comuni.

Un problema comune è la frammentazione delle esperienze e dei progetti e la necessità di capitalizzarle e di replicarle adattandole ai contesti, sia “qui che là”.

Infine si sottolinea come sia necessario socializzare le progettazioni in corso (progetto europeo sui curricula) e in avvio (progetto MAECI su educazione allo sviluppo) tra i soci Focsiv. Per questo si chiederà ai leader di questi progetti di redigere una breve presentazione dei lavori in corso per condividerla tra tutti i soci interessati e di creare momenti e spazi per condividere i progetti.

 

Infine alcune suggestioni:

  • Condividere le progettazioni, Focsiv può mettere a disposizione un specie di archivio su pagina web
  • Condividere contatti con associazioni di migranti di un certo rilievo, invitarle ad un prossimo incontro

0 commenti su “Resoconto incontro gruppo migrazioni e sviluppo Focsiv 8 Maggio 2015Aggiungi il tuo commento →

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>