“NUOVE FINESTRE SUL MONDO”, a Palermo si è svolto l’evento finale del Progetto di Educazione allo Sviluppo

PALERMO. Quando sullo schermo hanno iniziato a scorrere i titoli di coda è scattato l’applauso. Scrosciante, caloroso, emozionante. Avevano gli occhi lucidi gli studenti della III Bop del magistrale Finocchiaro Aprile di Palermo.

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La storia di quel corto che avevano appena visto dal titolo “Uno di noi” e proiettato in anteprima nazionale alla presenza del regista Max Nardari l’avevano scritta proprio loro.

Una storia con la quale hanno vinto il concorso nazionale del progetto “Nuove finestre sul mondo”, cofinanziato dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e promosso da Engim capofila, assieme ad altre quattordici Ong. Un progetto che mira a sensibilizzare ed educare i giovani all’accoglienza e a combattere i pregiudizi nei confronti di migranti e rifugiati.

La manifestazione, presentata da Giuseppe Cadili, si è svolta venerdì 29 aprile 2016, al cinema De Seta dei Cantieri Culturali della Zisa. Oltre al regista, erano presenti: il presidente dell’Engim Padre Antonio Lucente, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, la Dott.ssa Ivana Tamai responsabile ufficio stampa dell’Agenzia italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo e i rappresentanti di quattro Ong siciliane, Nicolai Catania (Apa), Gloria Cipolla (Ciss), Carmela D’Agostino (Cope) e Francesco Pisciotto (Tulime).

Lucio Filipponi di Engim, responsabile nazionale del Progetto “Nuove Finestre sul Mondo”, ha aperto i lavori, sottolineando lo sforzo compiuto e le attività realizzate dalle ONG coinvolte. Quindici associazioni hanno lavorato per più di un anno fianco a fianco, per compiere insieme ai ragazzi di più di 200 scuole superiori d’Italia, un percorso di scoperta e approfondimento di termini adusati (immigrazione) e sconosciuti (cooperazione allo sviluppo).

“Cosa ci vengono a fare qui?” “Perché non se stanno a casa loro?” “Perché non tornano nel loro paese?”… partendo da affermazioni provocatorie, luoghi comuni, frasi fatte, troppo spesso pronunciate senza riflettere, i formatori hanno accompagnato i ragazzi in un cammino di riflessione, per graffiare la superficie “muta” delle notizie e dei proclami offerti quotidianamente dai media. La sfida e il successo dell’iniziativa risiedono proprio nella potente risposta data dai ragazzi, che al termine dei laboratori hanno elaborato, scritto e a volte filmato la loro visione, i loro sogni, i loro mondi possibili.

Dodicimila gli studenti coinvolti, provenienti da più di 200 scuole superiori di 18 regioni d’Italia. Più di 500 gli elaborati pervenuti, che hanno visto impegnati circa 6000 ragazzi, che, soprattutto in orario extrascolastico, hanno deciso di impegnarsi, di discutere, di scrivere, di esprimere le proprie riflessioni, la propria storia di migrazione, di accoglienza, di cooperazione.

Il 75% delle attività laboratoriali realizzate si sono svolte in scuole del Centro Sud.

30 i testimoni rifugiati coinvolti nei laboratori presso le scuole, che hanno dialogato con i ragazzi, condiviso con loro le proprie storie di vita e raccontato le proprie emozioni, per cercare di fare emergere le loro identità, il loro essere “uomini e donne in carne ed ossa”, oltre i numeri, oltre le statistiche, oltre l’anonimato delle notizie da prima pagina.

Lucio Filipponi ha concluso il suo intervento con un monito: “Ricordiamoci della generosità ricevuta dai nostri padri e cerchiamo di essere un buon esempio per i nostri figli”.

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Il presidente dell’Engim, Padre Antonio Lucente, ha sottolineato poi “l’importanza di abbattere muri e costruire ponti” per vincere i pregiudizi, focalizzando l’attenzione sull’identità. L’io non esiste… senza il noi. Il nostro incontro qui oggi – ha affermato -rappresenta l’eresia dell’impegno. Eresia nel suo senso etimologico, quello cioè di “scelta”, della scelta del possibile contro il probabile!

La cooperazione è il possibile, i cooperanti sono il possibile, l’identità negata e riconquistata dei migranti è il possibile, la conoscenza e lo spirito critico sono il possibile.

Padre Lucente ha concluso il suo intervento, citando Don Ciotti, con un augurio rivolto ai giovani, alla loro lotta e al loro cammino per e verso il “possibile”:

“Io vi auguro di vestirvi con un vestito che non seguirà mai la moda. Vi auguro… robuste speranze ai piedi. Pantaloni fatti di impegno, le maglie che abbiano due colori: quello della libertà e della corresponsabilità. E portate un bel cappello, quello della conoscenza e dello spirito critico. Dobbiamo vestirici di tutto questo sempre. Questo il nostro impegno e la nostra speranza”.

La dott.ssa Ivana capo Ufficio Stampa della nuova Agenzia Italiana della Cooperazione allo Sviluppo e Direttore Responsabile della rivista mensile “La Cooperazione Italiana Informa”, ha parlato della nuova legge di riforma della Cooperazione Italiana (la legge 125 del 2014) e dell’importanza che il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale assegna non solo alle attività delle ONG all’estero, ma anche a quelle di informazione e sensibilizzazione in Italia sulle tematiche della Cooperazione allo Sviluppo: “Cos’è la Cooperazione, cosa si fa e perché lo si fa”. Più di 1 milione di euro vengono ogni stanziati dal Ministero per i programmi ex InfoEas (programmi di informazione e di educazione allo sviluppo), oggi chiamati di Educazione alla Cittadinanza Globale.

La dott.ssa Tamai ha poi ricordato l’Anno Europeo dello Sviluppo (il 2015), la nuova agenda 2030 con i nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (varata lo scorso anno a New York) e gli sforzi compiuti dalla Cooperazione Italiana nell’ambito di EXPO 2015 per la divulgazione delle tematiche legate allo sviluppo rurale, alla sicurezza alimentare e alla lotta agli sprechi (con 33 eventi realizzati in sei mesi).

La Cooperazione allo Sviluppo, ha affermato, è “parte integrante e qualificante della nostra politica estera, è il nostro biglietto da visita nei confronti di tutti gli altri paesi del mondo. La Cooperazione allo Sviluppo è il nostro migliore investimento per il futuro. Uno Sviluppo equo solidale e accessibile a tutti.”

I ragazzi, ha concluso rivolgendosi alle molte scolaresche presenti in sala, verso cui noi indirizziamo i nostri sforzi (le nostre attività di informazione e sensibilizzazione), “sono il nostro presente, il nostro futuro e la cartina di tornasole del nostro attuale impegno”.

… eppoi… eppoi i ragazzi della III Bop del magistrale Finocchiaro Aprile di Palermo, visibilmente emozionati, sono saliti sul palco per ricevere l’attestato consegnato loro dal sindaco Orlando. Orgogliosi di questo riconoscimento anche il preside della scuola Fabrizio Mangione e il professore Carlo Madonia.

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“E’ stata un’esperienza che non dimenticheremo mai più”, hanno sottolineato gli studenti alcuni dei quali sono stati sul set a Roma durante le riprese del film.

La loro storia dal titolo “Una famiglia diversa” ha colpito l’attenzione della commissione e del regista. “Il corto della durata di 19 minuti – dice Nardari – tratta problemi delicati come l’integrazione, il pregiudizio e l’adozione”. Protagonisti del corto sono due noti attori: Simone Montedoro (il capitano Tommasi nella fiction Don Matteo) – intervenuto telefonicamente per salutare i ragazzi – e Euridice Axen. Interpretano una coppia che, non riuscendo ad avere figli, decide di tentare la strada dell’adozione. Molto bravo anche il piccolo Giulio Iachini, per la prima volta sullo schermo, che interpreta Mario, il bambino nero che viene dato loro in affidamento provvisorio.

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Nel corso della manifestazione sono quindi intervenuti due migranti che hanno partecipato come testimoni ai laboratori realizzati nelle scuole nell’ambito del progetto: Malik Tchagodomou originario del Togo, che ora vive a Blufi un piccolo centro delle Madonie e Shapoor Safari, afghano, che fa il cuoco in un ristorante di Palermo. Entrambi hanno sottolineato l’ospitalità e l’accoglienza che hanno trovato in Italia. Malik nel suo Paese era finito nel mirino dei militari perché aveva deciso di insegnare a leggere e scrivere ad alcuni bambini poveri. E così, per evitare l’arresto, è stato costretto a fuggire e, dopo avere attraversato il deserto assieme ad altri compagni molti dei quali deceduti durante il viaggio, è arrivato in Libia dove è stato arrestato e trattenuto in condizioni disumane per otto mesi. “Grazie per questa giornata, ce ne vorrebbero tante perché spesso sento dire che tra i migranti ci potrebbero essere dei terroristi. Ma un terrorista potrebbe rischiare tutto questo?”.

Shapoor invece in Afghanistan era un militare ed ha lottato contro i talebani, alla fine è scappato con la sua famiglia. “La guerra non finirà mai. Se si vuol far finire la guerra non si mandano armi, ma ingegneri, medici, insegnanti”.

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“Grazie migranti – ha concluso il sindaco Orlando – per essere venuti a Palermo perché state restituendo alla città la sua vera anima. Grazie ai migranti, la globalizzazione ha un volto umano”.

È un grazie speciale rivolgiamo noi a tutti i partner di progetto, ai professori, ai formatori, ai testimoni, ai ragazzi… per il loro lavoro, la loro partecipazione, la loro voglia di cambiare, il loro impegno per il “possibile”!

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