Il progetto

Che vengono a fare qui? Perché non se ne stanno a casa loro? Se li dobbiamo aiutare, perché non lo facciamo nei loro paesi?

Sono domande che tanti, spesso giovani, si pongono trovandosi a contatto con immigrati o vedendo alla TV, di fronte ad esempio a un fatto di cronaca nera con qualche immigrato coinvolto. Tragedie del mare come quella recente di Lampedusa, possono talvolta indurre a una umana riflessione. Ma per poco… la durata di un’emozione e tutto torna come prima. Occorre allora approfondire il tema, informare correttamente, educare.
Le ONG e le ONLUS aderenti al progetto ENGIM, hanno deciso di operare insieme su questo tema avendo relazioni quotidiane col mondo della scuola ed esperienza nel campo dell’educazione allo sviluppo.

Il governo italiano fa costante riferimento al preoccupante gap culturale che si registra fra i giovani rispetto ai temi dell’immigrazione. Tra le tante sollecitazioni in tal senso, significativa è quella contenuta in un importante documento del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione (CNP, 20-12-2005), dove si raccomanda un’educazione interculturale e si evidenzia il ruolo della scuola in questo ambito d’intervento. Il progetto, quindi, si muove secondo le linee di indirizzo del MIUR. Anche l’AGISCUOLA, ente autorizzato a dare visibilità mediatica ad attività educative per le scuole, collaborerà all’iniziativa inserendo gli interventi nel proprio sito e promuovendone alcuni di più alto impatto mediatico. Inoltre il CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati) ha contribuito con il proprio know-how specifico alla predisposizione del materiale didattico, nonché al coinvolgimento di persone che hanno vissuto lo status di rifugiati, oggi integrate in Italia, che renderanno una testimonianza ai ragazzi nelle scuole, sul proprio vissuto e sulle proprie esperienze di vita.

Ma le domande poste provocatoriamente all’inizio del paragrafo sono indicative anche di una scarsa conoscenza dell’aiuto italiano per lo sviluppo. Esse sottendono problemi reali, che hanno bisogno non tanto di risposte istintive ma di una disamina razionale possibilmente esaustiva.

Le ONG e gli altri organismi che partecipano alla presente iniziativa sono quotidianamente alle prese con questi problemi. Unendosi in un progetto per interventi omogenei e coordinati, stanno dando grande efficacia alle azioni programmate. Il progetto copre una vastissima area del territorio nazionale e prevede anche la partecipazione di scuole sovranazionali, come le Scuole Europee di Varese e di Bruxelles 1. Esso quindi è in linea con iniziative simili dell’UE, la quale è orientata per l’EaS verso interventi consortili e a carattere regionale. Inoltre, il progetto si muove in sinergia con l’UNESCO, che coinvolgerà direttamente le sue scuole associate.

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