Cooperazione: un dizionario per orientarsi

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(Giovanni Lo Porto – Cooperante italiano ucciso in Pakistan)

La cooperazione si basa sulla profonda convinzione che nessuno riesca ad arrivare alla meta se non ci arrivano tutti

 

Cooperazione decentrata

L’azione di cooperazione allo sviluppo svolta dalle Autonomie locali italiane, singolarmente o in consorzio fra loro, anche con il concorso delle espressioni della società civile organizzata del territorio, attuata in rapporto di partenariato prioritariamente con omologhe istituzioni dei PVS (Paesi in Via di Sviluppo), volta a favorire la partecipazione attiva delle diverse componenti rappresentative della società civile dei Paesi partner nel processo decisionale finalizzato allo sviluppo sostenibile del loro territorio (definizione DGCS/MAECI).

Primariamente e principalmente un modo diverso di fare le cose, che pone gli stakeholders (vedi sotto) al centro del processo di cooperazione e li coinvolge attraverso un ciclo di attività, definendo il ruolo e le parti di ciascuno in accordo con il principio della sussidiarietà (definizione CE).

Il collegamento tra comunità locali organizzate dei Paesi in via di sviluppo o in transizione e dei Paesi industrializzati, nell’ambito di accordi di cooperazione bilaterali o multilaterali, programmi-quadro (definizione UNDP, UNOPS – Ufficio delle Nazioni Unite per i Servizi e i Progetti).

 

Empowerment

È il processo di ampliamento delle possibilità di un soggetto (una persona ma anche un gruppo) che ha lo scopo di aumentare la capacità di agire nel proprio contesto e di operare delle scelte. È allo stesso tempo una tecnica che fa leva sulle risorse già presenti per aumentarne l’autodeterminazione. Essere empowered significa essere dotato di capacità di esercitare diritti e scelte, al fine di soddisfare al meglio le proprie esigenze e poter esprimere le proprie capacità innovative e creative. Il termine è usato con particolare riferimento alle differenze di genere. L’empowerment è misurato dall’UNDP con un apposito indicatore.

 

MAECI – Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale è il principale organismo italiano responsabile per l’attività di cooperazione allo sviluppo, cui è preposta la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (DGCS – MAECI).

Oltre alla sede centrale esiste una complessa rete all’estero composta da Ambasciate (che ospitano spesso le Unità Tecniche Locali – UTL – responsabili per la cooperazione allo sviluppo), Rappresentanze Permanenti, Consolati, Rappresentanze Diplomatiche speciali e Istituti Italiani di Cultura, distribuiti in 118 Paesi. L’attuale assetto organizzativo del Ministero è il risultato dell’applicazione di una riforma della sua organizzazione interna operativa dal 1 gennaio 2000; la modifica fondamentale è stata l’introduzione di un criterio organizzativo misto geografico-tematico con la costituzione di Direzioni Generali per aree geografiche e la contemporanea valorizzazione delle Direzioni per grandi aree tematiche.

  • DGCS/MAECI: La Direzione Generale per la Cooperazione allo sviluppo del MAECI, è stata istituita con Legge 49/87 ai sensi del DPR 18/67, per lo svolgimento delle attività italiane di cooperazione allo sviluppo. Attualmente gestisce circa un terzo dell’APS (Aiuto Pubblico allo Sviluppo) italiano, mentre un altro terzo viene amministrato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF); il restante terzo è rappresentato dai trasferimenti all’UE. In molti PVS (Paesi in Via di Sviluppo), ad affiancare operativamente il lavoro dell’UTC (Unità Tecnica Centrale), la cooperazione italiana è presente attraverso le Unità tecniche locali (UTL), ospitate presso le Ambasciate italiane con a capo un Direttore a guida di un team di esperti e di personale locale impegnati a promuovere e realizzare attività di cooperazione allo sviluppo.

 

MDGs – Millennium Development Goals

Nel 2000, all’inizio del nuovo millennio, le Nazioni Unite sono riuscite nell’intento di far sottoscrivere a 189 Capi di Stato e di Governo alcuni obiettivi per lo sviluppo da perseguire nei prossimi decenni, i cosiddetti Millennium Development Goals (in italiano Obiettivi di Sviluppo del Millennio). È stato un risultato importante che ha permesso di fissare dei traguardi misurabili, con una tempistica precisa. Tra gli obiettivi indicati, quello di diminuire della metà il numero di persone che vive in estrema povertà entro il 2015. Al fine di verificare l’effettivo impegno volto a raggiungere questi obiettivi, è stato lanciato a Washington il cosiddetto “indice di coerenza”. Tale indice descrive l’impatto che sei componenti delle politiche di sviluppo dei Paesi ricchi hanno su quelli poveri. Tra queste la politica ambientale, quella legata alle migrazioni e quella relativa al commercio estero.

 

ONG – Organizzazioni non governative

Associazioni private senza fini di lucro che operano nel campo dello sviluppo, costituiscono il terzo soggetto importante della cooperazione internazionale allo sviluppo, accanto ai Governi e agli organismi internazionali di sviluppo. In Italia numerose ONG, riconosciute dal Ministero Affari Esteri (che assegna l’idoneità per accedere ai finanziamenti previsti dalla legge n. 49/1987), sono membri delle tre federazioni di coordinamento nazionali: CIPSI (Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà internazionale), COCIS (Coordinamento delle Organizzazioni non Governative per la Cooperazione internazionale allo sviluppo) e FOCSIV – Volontari nel mondo (Federazione Organismi Cristiani Servizio internazionale Volontari). Esiste inoltre l’Associazione delle ONG italiane che, raggruppando le tre federazioni e coordinamenti, le ONG legate ai sindacati e le ONG non federate, si compone di oltre 160 ONG ed agisce coerentemente con i principi espressi nella “Carta delle ONG di sviluppo”. L’Associazione ha lo scopo di aggregare e rappresentare il mondo delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale, al fine di suscitare, affermare, sostenere e diffondere i valori e la cultura della solidarietà internazionale, la difesa e la promozione dei diritti fondamentali di tutte le persone e di tutti i popoli. Vi sono infine ONG che rappresentano l’espressione italiana di grandi families internazionali, come Azione Aiuto, Medici senza Frontiere, Save the Children e organizzazioni come Emergency. In ogni caso, si tratta di organizzazioni impegnate in programmi di cooperazione allo sviluppo e/o di emergenza.

 

ONU – Organizzazione delle Nazioni Unite

L’Organizzazione delle Nazioni Unite è stata istituita il 24 ottobre 1945 da 51 Paesi, che si sono assunti l’impegno di mantenere la pace e la sicurezza collettiva a livello mondiale attraverso la cooperazione internazionale. Oggi i Paesi presenti alle Nazioni Unite sono 191. Si tratta di Stati sovrani che, in qualità di membri, accettano gli obblighi e i principi della Carta delle Nazioni Unite. Secondo la Carta, le Nazioni Unite hanno come obiettivi: il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, lo sviluppo di relazioni amichevoli tra le nazioni, la cooperazione nella soluzione delle controversie internazionali e nella promozione del rispetto dei diritti umani, nonché un ruolo centrale nell’armonizzazione delle iniziative dei Paesi.

Gli organi delle Nazioni Unite sono l’Assemblea Generale, il Consiglio di Sicurezza, il Consiglio economico e sociale (ECOSOC), il Segretariato Generale (con sede a New York) e la Corte internazionale di Giustizia che ha sede a L’Aja, nei Paesi Bassi.

Il cosiddetto sistema delle Nazioni Unite comprende: il Segretariato, i programmi e i fondi delle Nazioni Unite, e le Agenzie specializzate. I programmi, i fondi e le agenzie delle Nazioni Unite hanno ciascuno i propri organi dirigenti e bilanci, e fissano i loro standard e linee operative. Congiuntamente, forniscono assistenza tecnica e altre forme di aiuto in tutte le aree di sviluppo socio-economico.

In seno alle Nazioni Unite troviamo, tra gli altri…

  • l’ACNUR – Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (in inglese UNHCR, Office of the United Nations High Commissioner for Refugees), fondato nel 1950 in seno alle Nazioni Unite, ha il mandato di guidare e coordinare l’azione internazionale a protezione dei rifugiati e di risolvere i problemi di questi ultimi in tutto il mondo. Il suo obiettivo prioritario è quello di salvaguardare i diritti e le condizioni di vita dei rifugiati. Cerca di assicurare l’esercizio del diritto di asilo ai rifugiati, con l’opzione di ritornare volontariamente nel proprio Paese di origine, di integrarsi nel Paese in cui si è trovato asilo, o di stabilirsi in un Paese terzo.
  • e la FAO – Food and Agricolture Organization: l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite è un’agenzia specializzata, fondata nel 1945 con il mandato di accrescere i livelli di nutrizione e gli standard di vita, e anche di migliorare la produttività agricola e di contribuire al miglioramento di vita della popolazione rurale. Ha sede a Roma dal 1951 ed annovera tra i suoi membri 183 Paesi e l’UE.

 

PCM – Project Cycle Management

Con il termine ciclo del progetto si intende la sequenza delle fasi di pianificazione, analisi, formulazione, gestione e valutazione di un intervento di sviluppo. Indica un insieme ordinato di metodologie e tecniche per ciascuna delle fasi del ciclo, affermatosi negli ultimi anni presso le agenzie e le istituzioni che si occupano di cooperazione internazionale.

  • Quadro logico: strumento di gestione utilizzato per migliorare la formulazione di un intervento, in genere a livello di progetto, che comporta l’identificazione degli elementi strategici (input, realizzazioni, risultati, impatti) e delle loro relazioni causali, degli indicatori e delle assunzioni o rischi che possono influenzare l’esito (in senso positivo o negativo) di un’azione. Il quadro logico, quindi, facilita la pianificazione, la realizzazione e la valutazione di un intervento di sviluppo. Termine correlato: gestione basata sui risultati.

 

PVS – Paesi in via di sviluppo

Il DAC (Il Comitato di Aiuto allo Sviluppo delll’OCSE) aggiorna periodicamente la lista dei Paesi eleggibili a ricevere aiuti. Nel 1996, alcuni Paesi, tra cui Israele, sono stati esclusi da questa lista. Un secondo gruppo di “Paesi e territori in transizione” sono eleggibili per l’Aiuto pubblico (AP). In sostanza, rientrano nella categoria dei Paesi in via di sviluppo tutti i Paesi in Africa; in America (eccetto Stati Uniti, Canada, Bahamas, Bermuda, Isole Cayman e Falkland); in Asia (eccetto Giappone, Brunei, Hong Kong, Israele, Kuwait, Qatar, Singapore, Taiwan, Emirati Arabi Uniti); nel Pacifico (eccetto Australia e Nuova Zelanda) e, in Europa, Albania, Armenia, Azerbaijan, Georgia, Gibilterra, Malta, Moldova e gli stati dell’ex-Jugoslavia in Europa.

 

SVILUPPO

Sviluppo è un termine che assume diversi significati in base al contesto. In particolare nell’ambito della cooperazione parliamo di…

  • Sviluppo ecocompatibile: lo sviluppo deve avvenire attraverso l’utilizzo razionale delle risorse della biosfera, nella piena consapevolezza del potenziale di ogni ecosistema locale, come anche dei limiti esterni e globali imposti alle generazioni presenti e future. Questo richiede un accesso equo alle risorse da parte di tutti, come anche l’impiego attento di tecnologie importanti e appropriate.
  • Sviluppo endogeno: lo sviluppo deve avvenire a partire dal cuore di ogni società, che definisce in modo sovrano i propri valori e la propria visione del futuro, fondandosi sulla valorizzazione integrata delle risorse locali. Dal momento che lo sviluppo non è un processo lineare, soltanto la pluralità dei percorsi dello sviluppo può rispondere alle esigenze specifiche di ogni situazione. Tutto questo richiede l’impiego di risorse locali (ricchezza e materie prime) e fiducia nelle potenzialità di ogni società, dando maggiore importanza all’educazione della popolazione e alla formazione delle persone che contribuiranno allo sviluppo complessivo. Il concetto di sviluppo endogeno si rifà espressamente alla teoria della crescita endogena.
  • Sviluppo locale/Sviluppo comunitario: È una dimensione dello «sviluppo» (territoriale) che implica la promozione di spazi partecipativi (costituzione di strutture organizzate come i comitati di sviluppo comunitari e/o municipali), nei quali gli attori locali promuovono processi articolati a favore dello sviluppo integrato e sostenibile del proprio territorio: uno sviluppo che tenda a valorizzare le risorse e le forze endogene (identità, cultura, economia, organizzazione sociale, potenzialità del patrimonio naturale, ecc..) e coniugarle con le sfide imposte dalla globalizzazione. In questo modo si costituirebbe un nuovo paradigma dello sviluppo nel quale il complesso (globalizzazione) si articola dialetticamente con le specificità del locale. Questo processo implica, altresì, uno sforzo permanente di negoziazione e/o concertazione tra il livello locale (municipio) e il livello centrale (Stato). Quando si parla di sviluppo comunitario si fa riferimento a processi promossi dall’insieme di persone di uno stesso gruppo (territoriale, etnico-culturale, etc.) – che condividono pertanto senso d’appartenenza e d’identità – rivolti al miglioramento delle proprie condizioni di vita complessive.
  • Sviluppo partecipativo: l’esercizio effettivo della democrazia è fondamentale per realizzare uno sviluppo “umano”: non solo democrazia “delle persone” e “per le persone”, ma soprattutto “attraverso le persone” a tutti i livelli della società. Ogni processo di sviluppo porta con sé mutamenti nelle relazioni sociali, nelle attività economiche e nella loro distribuzione geografica, come anche nelle strutture di potere. Attraverso questi mutamenti si devono realizzare le condizioni per una gestione effettiva dei processi di sviluppo da parte di tutti coloro che sono coinvolti ai diversi livelli: da quello internazionale e globale a quello locale delle singole comunità umane.
  • Sviluppo sostenibile: lo sviluppo sostenibile (in inglese Sustainable Development) è lo sviluppo che provvede al soddisfacimento dei bisogni delle generazioni presenti, senza compromettere la possibilità di soddisfacimento dei bisogni delle generazioni future. Il concetto di sviluppo sostenibile viene formulato per la prima volta dalla Commissione Brundtland su ambiente e sviluppo del 1987. “Il futuro di noi tutti” fa proprio il concetto di interdipendenza: “Fare in modo che lo sviluppo soddisfi i bisogni dell’attuale generazione, senza compromettere la capacità di quelle future di rispondere alle loro”. Il tema è stato ripreso dalla Conferenza di Rio de Janeiro del 1992 (UNCED), dove si è sottolineato come “Lo sviluppo sostenibile, lungi dall’essere una definitiva condizione di armonia, è piuttosto un processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri, oltre che con quelli attuali”. Esistono due principi base della sostenibilità, definiti da Hermann Deli, per la gestione delle risorse rinnovabili: la velocità del prelievo, che dovrebbe essere pari alla velocità di rigenerazione. (Questo principio si chiama “principio del rendimento sostenibile” e significa che in qualsiasi tipo di scelta, un’impresa, un’attività agricola o industriale, deve utilizzare risorse che, nell’arco almeno di una vita umana, possano essere rinnovate) e la velocità di produzione dei rifiuti delle attività produttive, che deve essere uguale alle capacità naturali di assorbimento da parte degli ecosistemi in cui i rifiuti vengono immessi.
  • Sviluppo umano: dal 1990 l’UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) pubblica annualmente il Rapporto sullo sviluppo umano che si fonda su una precisa definizione di sviluppo umano e su un altrettanto specifico indicatore, definito ISU (indicatore di sviluppo umano). Per sviluppo umano l’UNDP intende “il processo che permette alle persone di ampliare la propria gamma di scelte. Il reddito è una di queste scelte, ma non rappresenta la somma totale delle esperienze umane. La salute, l’istruzione, l’ambiente salubre e la libertà di azione e di espressione sono fattori altrettanto importanti. Lo sviluppo umano, di conseguenza, non può essere promosso da una ricerca a senso unico della sola crescita economica. La quantità della crescita è fondamentale (…) ma altrettanto importante è la distribuzione della crescita, vale a dire se le persone partecipano pienamente al processo di crescita” (UNDP, Rapporto III, 1993).

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