Cooperazione Italiana allo Sviluppo – Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

Farnesina

Le attività della Cooperazione italiana sono regolate dalla Legge n.49 del 1987 con la quale si è creata l’attuale Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo nell’ambito del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il 29 agosto 2014 è entrata in vigore la nuova Legge n. 125 del 2014 – “Disciplina Generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo” – che definisce la cooperazione come “parte integrante e qualificante della politica estera”. La nuova normativa da un lato ha l’obiettivo di aggiornare in modo sistematico la fotografia del sistema dopo 27 anni dall’approvazione della Legge 49/1987 sulla Cooperazione allo sviluppo, rimettendo in ordine soggetti, strumenti, modalità di intervento e principi di riferimento maturati nel frattempo nella comunità internazionale; dall’altro, quello di adeguare il sistema italiano di cooperazione allo sviluppo ai modelli prevalenti nei Paesi partner dell’Ue.

La Cooperazione allo sviluppo mira a garantire il rispetto della dignità umana e assicurare la crescita di tutti i popoli. La Cooperazione italiana nasce negli anni Cinquanta con una serie di interventi di assistenza messi in atto in Paesi legati all’Italia da precedenti vincoli storici. Successivamente l’Italia ha avviato un’attività di cooperazione più sistematica intesa a contribuire agli sforzi internazionali per alleviare la povertà nel mondo e aiutare i Paesi in via di sviluppo (Pvs) a rafforzare le rispettive istituzioni. Di recente le nuove emergenze umanitarie hanno conferito alla cooperazione un ruolo sempre più rilevante nelle scelte di politica estera italiana, in armonia con gli interventi per il mantenimento della pace e la gestione dei flussi migratori.

Obiettivi e indirizzi generali

Gli obiettivi generali della cooperazione allo sviluppo e i principi guida a cui essa si ispira sono in primo luogo quelli fissati anche nel quadro di accordi e decisioni assunte a livello internazionale e comunitario.

La Dichiarazione del Millennio, approvata nel 2000 da 186 Capi di Stato e di Governo nel corso della Sessione Speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha stabilito l’obiettivo centrale del dimezzamento della povertà assoluta entro il 2015 ed otto finalità, i Millennium Goals, alle quali è improntata l’azione di cooperazione. Nel corso del 2015 sarà definita una nuova Agenda per lo sviluppo sostenibile che definirà gli obiettivi da perseguire a livello internazionale.

Nel definire iniziative e Paesi in cui intervenire, la Cooperazione italiana tiene conto di linee guida e impegni concordati nel più ampio contesto internazionale. L’Accordo di Cotonou sul partenariato con i Pvs, siglato tra l’Unione Europea e i Paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (Acp) nel 2000, definisce i principi guida a cui i Paesi membri dell’Ue si devono attenere nella realizzazione delle iniziative di cooperazione. Inoltre, le determinazioni della Conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo (Monterrey Consensus), tenutasi in Messico nel 2002, e le decisioni del Consiglio Europeo di Barcellona del 2002 impegnano i Paesi membri in un progressivo aumento dell’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps).

Anche il tema dell’efficacia degli aiuti ha acquistato rilevanza strategica crescente negli anni grazie, in particolare, ad un processo iniziato a Roma nel 2003 e proseguito con la Dichiarazione di Parigi del 2005, l’Agenda for Action di Accra del 2008, il Forum di Busan del 2011 e il Forum di Città del Messico del 2014.

In termini di priorità le iniziative sono focalizzate su tre aree geografiche: Mediterraneo e Medio Oriente, Africa orientale, Sahel occidentale. Un’attenzione importante è rivotla ad Afghanistan, Pakistan e Myanmar in Asia, e a Bolivia, Cuba, El Salvador in America Latina. Le priorità settoriali sono: sviluppo umano (salute ed educazione di base); diritti e governance (con particolare attenzione alle questioni di genere, alla tutela dei minori e alla disabilità); sviluppo rurale e agricoltura sostenibile; sostegno alla crescita del settore privato nei Paesi partner.

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