Blufi… Il Paradiso

Con molto piacere pubblichiamo un articolo apparso lo scorso 3 maggio su “adoraincertablog”, a cura di “francescopicciotto” di Tulime.

Si tratta di una riflessione che prende spunto da una testimonianza avvenuta nel corso dell’evento finale del nostro progetto di Educazione allo Sviluppo (Progetti ora denominati di “Educazione alla Globalità”), svoltosi presso i Cantieri alla Zisa di Palermo il 29 aprile 2016.

L’articolo si chiama: “Blufi: il paradiso”…

Buona Lettura

Venerdì scorso si è concluso con un bell’evento a Palermo il progetto di “Educazione alla Globalità” intitolato “Nuove finestre sul Mondo”.

Il progetto finanziato dal Ministero degli Affari Esteri ha avuto come capofila la ONG ENGIM (che ha gestito il progetto in maniera perfetta) e come partners altre 14 associazioni italiane fra le quali l’associazione della quale faccio parte (Tulime).

Il progetto si è dato come obiettivo quello di parlare in un anno ad oltre 12.000 ragazzi di diverse scuole italiane distribuite quasi in ogni regione.

Lo ha fatto in modo innovativo e molto efficace e alla fine ha proposto un concorso per la creazione di una storia da cui trarre una sceneggiatura per un cortometraggio. Dal progetto è nato un video molto bello, commovente ed interessante dal titolo “Uno di Noi”, che è stato presentato in anteprima durante l’evento finale di Palermo. La storia vincente è stata scritta dai ragazzi di una scuola palermitana (Il Liceo Finocchiaro Aprile), il corto ha avuto come regista Max Nardari e gli attori protagonisti sono Simone Montedoro (il capitano Tommasi nella fiction Don Matteo) ed Euridice Axen.

Durante la fase di informazione e formazione del progetto sono stati condotti nelle quasi 200 scuole coinvolte una serie di incontri con mediatori culturali italiani e rifugiati che fossero disposti a raccontare le loro storie.

All’evento di Palermo erano presenti due di questi: Malik Tchagodomou originario del Togo, che ora vive a Blufi un piccolo centro delle Madonie, e Shapoor Safari, afgano ex militare adesso cuoco a Palermo.

Fino a qui la cronaca. Adesso perdonerete la piccola notazione statistica:

Comune di Blufi

Provincia Palermo (PA)
Regione Sicilia
Popolazione 1.042 abitanti(01/01/2015 – Istat)
Superficie 21,98 km²
Densità 47,40 ab./km²

Io non credo che molti fra i lettori di questo articcolo conoscano o abbiano mai sentito parlare del comune di Blufi. Io, che sono anche mezzo madonita, non ci sono stato mai. Sono stato persino a Fasanò, persino al Bivio Madonnuzza, ma a Blufi mai.

Circa a metà dell’evento è stata data la parola ai due rifugiati e Malik (il togolese) con il suo italiano stentato, ha cominciato a raccontare.

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In Togo dava lezioni a gruppi di bambini che non potevano andare a scuola.

Questo ha fatto di lui un pericoloso sovversivo.

Un giorno mentre non era a casa, è venuta la polizia per portarlo via.

Al posto suo hanno preso suo padre.

Suo fratello lo ha chiamato al cellulare per dirgli di scappare, lui gli ha chiesto “perché non mi chiama papà”, e quello “non te lo posso dire”.

Malik è scappato in Benin.

La polizia lo ha cercato anche lì ed è cominciato così il suo viaggio della disperazione.

Giorni nel deserto: “si parte in mille e si arriva in cento”.

La gente si ferma perché non ce la fa più…noi gli lasciamo l’acqua e il cibo che abbiamo…e poi non sappiamo più niente di loro”.

Malik arriva in Libia e lo mettono subito in galera.

Lì spogliano lui e suoi compagni di viaggio, si accorgono che uno ha nascosto dei soldi legandoli vicino al pene, Malik lo chiama “l’uccello”. Glielo tagliano con un coltello (Malik ricorda la parola “uccello” ma per ricordare la parola “coltello” deve farsi aiutare). L’uomo muore davanti ai loro cocchi.

Arrivano i nuovi schiavisti: “se ti impegni a lavorare per me gratis per tre mesi, poi ti faccio liberare“.

É uno schiavista che mantiene gli impegni, dopo tre mesi Malik è libero.

Della traversata non ne vuole parlare, continua solo a ripetere “ma secondo voi dei terroristi soffrirebbero tanto per venire in Italia?”.

Arriva a Lampedusa, poi a Trapani, come fa ad arrivare a Blufi non si capisce.

Il giornalista che modera l’incontro (Giuseppe Cadili) gli chiede come si trova a Blufi.

Io davvero non posso spiegare, con le parole proprio non posso.

Tutto il suo viso, i suoi occhi, il suo corpo che dopo l’immobilità data dalla difficoltà della parola finalmente si scioglieva in un movimento incontrollabile, tutto quanto diceva: “GIOIA”.

Quest’uomo a Blufi (a Blufi?!?!?) ha trovato il Paradiso.

La settimana scorsa ha saputo che suo padre è morto in galera al posto suo, questo il fratello glielo ha nascosto fino alla fine per permettergli di scappare.

Lo capite? Io adesso mio padre non lo vedrò più…non potrò farlo venire qui come a Blufi…”.

Io adesso questi di Blufi non li conosco, a Blufi non ci sono mai stato, ma le statistiche dicono che sono 1.042.

Bene, mi concedano questi “Esseri Umani” il privilegio di poterli abbracciare TUTTI… UNO PER UNO.

picblufi

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